p 418 .

Paragrafo 1 . La fenomenologia.


Franz Brentano.
     
La  riflessione  filosofica  di  Franz  Brentano  si  inserisce  nella
generale  crisi  delle certezze della fine del diciannovesimo  secolo.
Egli, di fronte alla fuga nel soggettivismo privo di fondamenti da  un
lato  e  alla  riduzione della realt alla fisicit dall'altro,  vuole
restituire   un  carattere  di  scientificit  alla  filosofia   (cio
riportarla alla funzione di strumento per conoscere l'Essere), facendo
salva la distinzione innegabile fra realt fisica e realt psichica.
     I  fenomeni fisici sono oggetti dei nostri sensi (come il colore,
il  suono,  il  calore,  il  gusto, eccetera):  questi  fenomeni,  pur
riferendosi  a  qualcosa  di  realmente esistente,  esistono  soltanto
all'interno della nostra sensazione. I fenomeni psichici sono  oggetti
della   nostra   esperienza   interiore:  provengono   dall'intuizione
immediata  e, quindi, della loro esistenza abbiamo una conoscenza  pi
chiara.(3)
     Il  soggetto  quindi la sede di unificazione dei fenomeni fisici
e di quelli psichici. A prescindere dalla sostanza che le origina, sia
l'esperienza sensibile sia l'esperienza interiore sono percepite  come
fenomeno: qualcosa che si manifesta alla coscienza.
     
La coscienza.
     
Intorno  alla  coscienza  pu  essere ricostruita  la  filosofia  come
scienza.  La coscienza, che tratta i fenomeni fisici e quelli psichici
con meccanismi analoghi,  la relazione fra soggetto e oggetto.
     La  coscienza,  infatti,  implica  un  oggetto,    coscienza  di
qualcosa  (oggetto); ma al tempo stesso la coscienza    coscienza  di
qualcuno ( il prodotto dell'attivit di un soggetto).
     La  coscienza,  poi,  muove da un soggetto  che  rivolge  la  sua
volont verso qualcosa. Questo rivolgersi verso  indicato da Brentano
con   i   sostantivi  intenzione  o  intenzionalit  e  con  il  verbo
intenzionare  (in latino in-tendere significa proprio  tendere  a,
rivolgersi  verso).  Tutti i fenomeni  psichici  contengono  in  s
qualcosa  come oggetto, anche se ciascuno secondo un suo  modo:  nella
rappresentazione  qualcosa  che    ammesso  o  respinto,   nell'amore
qualcosa  che   amato, nell'odio odiato, nel desiderio desiderato,  e
cos via(4).

Edmund Husserl.
     
Un  allievo  di  Brentano,  Edmund Husserl, parte  proprio  da  questa
concezione della coscienza come movimento intenzionale per ricostruire
la filosofia come scienza dell'universale. Nella Postilla a Idee per
una fenomenologia pura e una

p 419 .

filosofia  fenomenologica  Husserl espone nel  modo  seguente  il  suo
progetto   filosofico:  Io  recupero  l'idea  pi  originaria   della
filosofia,  che  sta  alla  base,  a partire  dalla  sua  prima  salda
formulazione  da  parte  di Platone, della nostra  filosofia  e  della
nostra  scienza europea e che impone loro un compito irrevocabile.  La
filosofia    per  me,  nella  sua  idea,  una  scienza  universale  e
"rigorosa" nel senso pi radicale(5).

Il pensiero oltre il cogito cartesiano.
     
Restituire  alla filosofia il ruolo di scienza universale e rigorosa
significa,  innanzitutto,  esercitare la  critica  su  ogni  forma  di
conoscenza,  sospendere ogni forma di giudizio. Se vogliamo  liberarci
da  tutti gli errori e i pregiudizi accumulati dalla filosofia e dalla
scienza  occidentale,  dobbiamo sospendere il giudizio  su  quanto  la
filosofia  e  la  scienza  hanno preteso di  conoscere;    necessario
ricorrere, come gli antichi scettici, all'epoch(6).
     Ma,  se  lo scopo dell'epoch  la conoscenza, bisogna - per  non
cadere  nel paradosso degli scettici - che la critica della conoscenza
non  sospenda  anche se stessa, autovanificandosi. Non    lecito  -
sostiene  Husserl  -  presupporre  nulla  come  gi  dato;     per
necessario cominciare con una conoscenza, qualunque sia, non raccolta
inavvertitamente  altrove, ma che essa [la critica  della  conoscenza]
dia a se stessa, che ponga essa stessa per prima.(7)
     Non    facile esporre in maniera sintetica lo sforzo che Husserl
chiede  a  se  stesso  per  fondare il  nuovo  sapere  filosofico.  La
conoscenza  filosofica, come abbiamo visto, deve essere universale  e,
perci,  deve spogliarsi di ogni elemento soggettivo: il pensiero  che
conosce    un Lgos universale. La conoscenza, quindi, deve escludere
ogni  dato  che  le sia esterno: il soggetto, ma anche  -  e  forse  a
maggior ragione - l'oggetto. Per Husserl soggetto e oggetto sono al di
l - cio trascendono - il pensiero che conosce.(8)
     L'epoch fenomenologica  sospensione del giudizio su ci  che  
trascendente, ma salva quanto  immanente alla conoscenza stessa, cio
a un pensiero universale.
     Della  realt  dell'oggetto non possiamo  avere  alcuna  certezza
(abbiamo  sospeso  il giudizio), dal momento che    trascendente.  Ma
ugualmente - e qui, come abbiamo accennato, sta la novit di Husserl -
non possiamo avere certezza del soggetto pensante. Husserl osserva che
la consapevolezza di s che deriva dall'io penso (e che, con termine
leibniziano  e  kantiano,  definisce  appercezione)      un   fatto
psicologico, cio naturale, che colloca il soggetto
     
     p 420 .
     
     nel  mondo oggettivo. La percezione di s come soggetto  pensante
  appercepita  quindi come dato che si colloca nel tempo  oggettivo,
appartenente  all'io che la vive, all'io che  nel  mondo  e  dura  il
tempo  che  dura  (un  tempo che  da misurare con mezzi  cronometrici
empirici). Questo  dunque il fenomeno nel senso della scienza di tipo
naturale che chiamiamo psicologia(9).
     In  questo  modo soggetto e oggetto sono accomunati nello  stesso
mondo  oggettivo  che  gli  scienziati  pretendono  di  misurare   con
strumenti empirici. L'unica realt certa, immanente a se stessa,   il
pensiero di qualcosa (che Husserl chiama cogitatio, per distinguerlo
dal  cogito); soggetto e oggetto si trovano al di l di questa realt.
Prendiamo,  ad  esempio, il pensiero di un tavolo:  si  tratta  di  un
pensiero  rivolto verso, intenzionato a un tavolo, ma che non contiene
assolutamente n il tavolo n la sostanza del tavolo.
     Il  cogito  cartesiano, nel momento in cui non   intenzionale  -
non    cio  pensiero di qualcosa -  riducibile al soggetto,  perch
resta  tutto  racchiuso nella dimensione psicologica, cio naturale.
Il  pensiero rivolto verso un oggetto , invece, un pensiero  pensato,
riempito  di  contenuto,    cogitatio. La  cogitatio    il  fenomeno
percepito,  a prescindere da ci che lo ha determinato  e  da  chi  lo
percepisce.
     Questo  tipo  di  pensiero (e non il cogito di  Descartes)    il
fondamento della conoscenza:  la fenomenologia.
     
La fenomenologia.
     
Hans  Jonas,  un filosofo che  stato allievo di Husserl, scrive:  La
"fenomenologia" da lui [Husserl] predicata con tanta passione  era  un
programma   di   autoriflessione  della  coscienza  intesa   come   il
palcoscenico in cui si manifesta tutto ci che pu essere in  generale
oggetto di pensiero(10).
     L'immagine  oltre che suggestiva, ci sembra utile per capire  che
cosa  intende Husserl con fenomeno  e  fenomenologia. I soggetti  sono
tutti  in  platea  o nei palchi, mentre gli oggetti stanno  dietro  le
quinte; eppure il palcoscenico non  vuoto; sopra di esso si affollano
le  cogitationes. Perch  tutti quanti possano riconoscere in  esse  i
fenomeni  come  dati  immediati della  coscienza  e  al  tempo  stesso
universali  necessaria una ulteriore operazione. Sul palcoscenico  si
susseguono  in  un  continuo fluire i pensieri  di  tutto  ci  che  
pensabile; i fenomeni devono essere fermati, per isolare in  essi  ci
che  universale da ci che  accidentale.
     La  cogitatio    per  un flusso eracliteo  di  fenomeni:  come
ricavare  da  esso conoscenze universali e perci scientifiche?  Nella
evidenza ridotta dell'epoch non si danno solo datit [enti] singole e
accidentali,  ma  anche  datit universali. Si  rende  cos  possibile
un'analisi  di essenza (di forme universali o generali)  e  quindi  il
rilevamento dei caratteri formali e a priori del conoscere. Su  questa
base  finalmente possibile una scienza fenomenologica(11).
     L'operazione  da  compiere  perch i  fenomeni  possano  apparire
nella loro universalit  chiamata da Husserl riduzione eidetica  (dal
greco edos, che
     
     p 421 .
     
     - come  noto - significa forma, idea, essenza) o riduzione
fenomenologica o neutralizzazione.
     La  riduzione eidetica avviene nel modo seguente: da un  concetto
che  si  vuole spiegare, si prende un determinato esempio e quindi  si
introducono modificazioni nelle propriet; queste vengono variate sino
a  che giunge il momento preciso in cui non si pu pi variare, perch
non  si avrebbe pi a che fare con lo stesso concetto. A questo  punto
si    scoperta una propriet essenziale. Le propriet essenziali sono
il confine invariante della variazione.(12)
     In  qualche modo la riduzione eidetica coincide con l'epoch:  il
pensiero  viene  spogliato  di  tutto  quello  che  gli    esterno  o
accidentale.
     Protagoniste dello spettacolo fenomenologico sono le essenze.
     Le   essenze   sono  ci  verso  cui  si  dirige   la   coscienza
intenzionale,  e costituiscono l'oggetto dell'esperienza  conoscitiva.
Si  tratta  di  oggetti  ideali, come figure  geometriche,  qualit  o
significati.  Le  essenze sono immanenti al pensiero,  come  tutte  le
caratteristiche  che  accompagnano le  cogitationes  sul  palcoscenico
della  filosofia,  ma  sono  le uniche che si  sottraggono  al  fluire
eracliteo; in ultima istanza costituiscono l'unica realt  di  cui  si
pu predicare l'esistenza.
     E'  un'esistenza  del tutto particolare: quando  diciamo  che  il
triangolo  esiste fondiamo questa nostra affermazione  sul  fatto  che
sono  possibili enunciati sul triangolo (ad esempio, che la somma  dei
suoi  angoli   uguale a 180 gradi); ci non vuol dire che  esiste  un
triangolo  generale reale, ma piuttosto che non c'  nessun  triangolo
che non abbia la suddetta propriet.(13)
     Se,  per quanto riguarda le essenze, si pu parlare di una  forma
di  platonismo di Husserl,(14) si deve aggiungere che  un  platonismo
fortemente mitigato: le essenze hanno la loro dimora non in  un  mondo
iperuranio, ma nella coscienza degli uomini.
     
L'intuizione.
     
La riduzione eidetica, eliminando tutto ci che  casuale, fattuale  e
individuale,(15) ci lascia di fronte a una visione interna (coscienza)
delle essenze valida in ogni tempo e in ogni soggetto.
     Husserl  di  fatto  elimina  la  separazione  -  che  Kant  aveva
proposto  nella Critica della ragion pura - fra estetica  e  analitica
trascendentale: il fenomeno che appare alla coscienza  intuto  nella
sua universalit essenziale; l'essere del fenomeno non  altro che  il
suo  apparire, senza presumere alcuna verit (cosa in  s)  al  di  l
della sua apparizione.
     L'intuizione  delle essenze evidenzia il carattere trascendentale
della  coscienza,  cio la sua capacit di cogliere  l'universale  nei
fenomeni,   e   al  tempo  stesso  la  sua  non  riducibilit   all'io
individuale.  Riprendendo l'immagine del teatro, si pu  dire  che  il
fluire  dei fenomeni sul palcoscenico si mostra a tutti gli spettatori
e,  inoltre, che per ciascuno di essi anche tutti gli altri spettatori
diventano fenomeni.
     
     p 422 .
     
     Il  vissuto  di  ciascuna coscienza individuale si intreccia  con
quello  di  altre coscienze individuali. L'avere eliminato, attraverso
l'epoch,  i soggetti individuali come realt empirica appartenente  a
un  mondo  esterno  di  oggetti non significa  averli  eliminati  come
soggetti  della  coscienza intenzionale dei fenomeni  (gli  spettatori
esistono, anche se solo nella misura in cui lo spettacolo e gli  altri
spettatori  si mostrano loro) o averli ridotti a il soggetto,  sintesi
suprema (o astrazione) di tutti i soggetti.
     
Individuale e universale.
     
L'obiettivo ambizioso della filosofia di Husserl  quindi - attraverso
il  recupero  del concetto di trascendentale - di porsi  come  scienza
rigorosa,  ma  fondata sull'unico principio che la salvi dagli  errori
del sapere che ricorre a fondamenti trascendenti.
     Come  abbiamo  visto, questo principio fondante pu  essere  solo
l'intuizione dell'essenza del fenomeno. Si deve, quindi, risolvere  il
problema  della  trasformazione del soggetto individuale  in  soggetto
trascendentale,  senza cadere nelle forme tradizionali  di  idealismo,
per le quali l'universalit del soggetto nega la sua individualit.
     La  fenomenologia vuole offrire una soluzione alla contraddizione
fra  io  empirico e Io trascendentale. Quest'ultimo non  la negazione
dei   singoli   soggetti,  ma  il  risultato   di   un   rapporto   di
intersoggettivit.
     L'astrazione    che    abbiamo   attuato    consapevolmente    e
legittimamente  scrive  Husserl  non  propone  uomini  isolati,   la
personalit umana isolata. Quest'astrazione non consisteva neppure  in
un  eccidio  di  massa degli uomini e degli animali del  nostro  mondo
circostante,   un  eccidio  che  risparmiasse  soltanto   il   proprio
soggetto(16).  La negazione degli altri individui  per  affermare  la
propria   unicit  non  farebbe  altro  che  rafforzare  il  carattere
particolare  dell'io,  che, anche se rimasto solo,  non  potrebbe  per
questo attingere all'universale.
     Se  io  -  rimasto  solo  e isolato -, con  il  mio  bagaglio  di
esperienze, tutte perfettamente concordanti fra loro, e dalle quali ho
ricavato una serie di enunciati, mi trovassi all'improvviso insieme ad
altri  uomini, potrebbe accadere che quando comunico ai miei compagni
i  miei  precedenti  vissuti,  quando  essi  si  rendono  conto  della
conseguente   discordanza  di  questi  vissuti  con  il  loro   mondo,
costituito   attraverso  uno  scambio  concordante  di  esperienze   e
intersoggettivamente, del loro mondo che costantemente si  dimostrato
tale, io divento per loro un interessante oggetto patologico, e quella
realt  che  era  per  me  cos  perfettamente  provata    per   loro
l'allucinazione di un tale che fino a quel momento  stato  malato  di
mente(17).
     Non  si  pu chiedere alla fenomenologia di risolvere il problema
del  carattere  intersoggettivo della coscienza umana se  non  facendo
ricorso   all'intuizione,  che  della  fenomenologia    il  principio
fondante. La coscienza intuisce (sperimenta) se stessa che intuisce il
mondo  (i  fenomeni). In ogni caso io esperisco in me, entro  il  mio
vivere  coscienziale  puro e trascendentale,  il  mondo  insieme  agli
altri; ed  nel senso di questa esperienza che essa non
     
     p 423 .
     
     abbia  esperienza  del  mondo  e  degli  altri  quasi  come   mie
formazioni sintetiche private, ma che esperisca il mondo in  quanto  a
me  estraneo, come intersoggettivo, un mondo che  per tutti, ed i cui
oggetti sono disponibili a tutti(18).
     
Il mondo della vita.
     
L'intuizione come attivit della coscienza appartiene per  Husserl  al
mondo della vita (Lebenswelt), che  un mondo di operazioni originarie
e  di esperienze primordiali. Il mondo della vita precede quello della
filosofia  e  della scienza. Il mondo della vita  quello  in  cui  il
soggetto trascendentale struttura il mondo stesso e gli d un senso.
     La  riduzione  eidetica attraverso l'epoch non   altro  che  il
ritorno  al  mondo della vita, la riscoperta della capacit produttiva
originaria   della   coscienza   intenzionale,   di   quella   sintesi
trascendentale fra soggetto e oggetto che costituisce il fenomeno.
     Questa  attivit produttiva non crea le cose, bens il  fenomeno,
che    il  risultato dell'incontro fra l'oggetto che  si  offre  alla
visione e l'occhio che si rivolge ad esso, lo scruta, lo analizza,  ne
percorre la superficie, cerca nei suoi angoli pi nascosti.
     La  filosofia  e  la  scienza  occidentali  hanno  cristallizzato
questa attivit originaria, hanno dimenticato questa esperienza e sono
diventante trascendenti.
                         La  fenomenologia  si  propone  -  in  quanto
scienza  delle essenze dei fenomeni -  come metodo per  ogni  tipo  di
conoscenza,  come  teoria fondata e fondante  (Basta  con  le  teorie
infondate!(19)): ogni scienza pu, d'ora in poi, essere scienza delle
essenze.  La riduzione eidetica si propone come strumento utilizzabile
nei  pi  disparati  settori della conoscenza e  dell'attivit  umana:
dalla  psicologia  alla psichiatria, alla sociologia,  all'estetica  e
all'arte.
                        Si pensi, per esempio, a certa pittura cubista
(il  cosiddetto cubismo sintetico), che mira proprio a cogliere e  a
esprimere l'essenziale. Contrariamente al futurismo che - sulla scorta
dello  spiritualismo bergsoniano - voleva dinamicizzare  la  staticit
della tela, il cubismo sintetico coglie l'essenza, cio l'universale
presente nel movimento, ci che permane al di l del movimento stesso.
     La  fenomenologia  esperienza del divenire, ma    un'esperienza
che, nel divenire, coglie l'Essere.
